Prendo coscienza oggi a distanza di due giorni dall’inaugurazione che Fuori-luogo tour diventa espressione concreta della mia tesi “Necessità Sociale dell’Arte” in cui nell’installazione manifesto “Per fare un fiore ci vuole un fiore” dalla famosissima canzone di Endrigo cercavo di spiegare con tre alberi : “Conoscenza, Speranza e Vita” come l’arte per me si inserisce nel mondo… quindi ruolo, messaggio e fine.

Tornando ad oggi … Le creazioni grafiche che trovate sparse per il paese si chiamano: fuori- luogo nati da un autentica e autoironica sensazione di disagio dovuta a un senso di inadeguatezza rispetto all’esterno. I disegni che nascono, più o meno 10 anni fa, senza la consapevolezza che sarebbero poi stati spesi per un percorso d’arte pubblica …. sono stati selezionati e raggruppati per argomento circa 8 mesi fa quando ho deciso di proporre questo progetto al Comune, che come vedrete nella legenda della mappa danno nome alle vie: coscienza e morale- percorso verde-, spiritualità e infinito- p. blu-, autoironia -p.violetto-, amore –p.rosa- e punti socialità –p. giallo-. Questa passeggiata che si pone come esperienza, ci porta a scoprire il paese diventando un cammino dentro noi stessi.

Il Fuori-Luogo, quindi, non è nulla di più che un’immagine. Voglio spiegare con una citazione di un intervista a Monicelli in cui gli fu posta questa bella domanda: “ ha utilizzato più la testa o il cuore nella sua vita?” E lui rispose dopo un silenzio riflessivo “ ho usato tanto la testa per placare il cuore”, credo che i Fuori-luogo seguano quella via….

Come ho scritto nel testo di presentazione del progetto, l’arte pubblica ha un significato politico e rappresenta in modo attivo la responsabilità dell’artista verso la società in cui si inserisce. Questo modo di far arte esce dallo spazio separato dei luoghi di culto, dalle gallerie e dei musei per entrare in quello della vita quotidiana. L’artista che avanza come un funambolo su un sentiero non tracciato credo in tensione verso la ricerca del vero… ha per me un dovere sociale. Voglio dire queste parole ai giovani, voglio incoraggiarli all’arte… Perché so bene che la strada è in salita, ma so per certo che se il loro atteggiamento è autentico verso l’esterno, se la loro voce interiore non è purificata, ma pura diffidando delle rappresentazioni della realtà riusciranno a cogliere il mistero delle cose. So che c’è una sofferenza incomprensibile nel mondo, ma non devono temere la loro sensibilità perché è lei a darci la forza nei momenti più duri….

La sensibilità non è altro che la capacità di percepire, vorrei che loro non rifiutassero questo dono che è molto di più di un talento, il talento è soltanto un mezzo linguistico per raccontarla e condividerla.

C’è una frase di Pasolini con cui voglio chiudere il discorso:

“Bisogna sacrificare la coerenza all’incoerenza della vita, tentare un dialogo creatore anche contro la nostra coscienza”

L’artista si inserisce lì … in quel dialogo creatore…solo nello sforzo quotidiano di pensare che la vita è bella potremo vedere il bello che c’è nella vita.

Calosso Village

 

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