Parlo di un tempo di feste preparate a lungo con una passione che, prima di tutto, era il piacere gustoso di stare insieme. Molte cose, molte idee nascevano in quella che, pomposamente, chiamavamo tutti “la breda” bottega di artigiano di Carlo Borgnetto detto Carlin.

Carlo nonostante una invalidità fastidiosa, era anima e cervello del polentone e della festa del Beato. Lui, davvero, coglieva l’attimo perché l’invalidità arrivata nel pieno della giovinezza non gli aveva tolto neppure uno dei tanti pregi del suo carattere, della sua ingeniosità popolare, dei suoi sorrisi, della voglia di ricordare, con gli amici le feste comandate e tutti i “santi” dei loro nomi. Il lunedì del “Beato” Carlin preparava, rigorosamente a spese sue, le “pignatte” di terra cotta che i ragazzi bendati dovevano rompere per poi buttarsi tra i cocci a recuperare qualche caramella o un dolce di cioccolato o un torrone. Il Presidente, allora, (in un allora un po’ vago come è giusto che sia per i ricordi che non fanno fatica a mescolarsi con i sogni) era forse il Dott. Monticone. Lui, medico condotto e poi radiologo, viaggiava due spanne sopra gli altri, non solo perché molto alto ma piuttosto per una aristocrazia antica nei modi, nella gentilezza, nella cultura, nelle intuizioni, nell’eleganza da salotti buoni che pure non sembrava affatto stonare con gli abiti solitamente da lavoro dei suoi pazienti timorosi quando, dopo il lavoro si trovavano a programmare.. Più penso al “Dottore”, più mi convinco che fosse, nella piccola Calosso di allora una strana eppure armoniosa anomalia. Viaggiatore del mondo ed esteta, riusciva a stare bene nelle periferie sonnolente dove il lavoro e la vita lo avevano portato. Un liberale, un uomo di mondo che non disdegnava cure gratuite o consigli a quelli che sentiva più vicini.

Non gli si poteva certo chiedere di montare balli a palchetto e neppure di essere cordiale compagno di bevute a fine festa ma la sua umanità rara era palpabile anche nei silenzi delle sue diagnosi. Si andava in giro, nelle settimane che precedevano il carnevale, a cercare uova e vino, con una sorta di cantè j eu senza musicanti ma utile allo scopo. E il polentone, rigorosamente il martedì grasso, era il primo appuntamento dell’anno, in una stagione che ancora permetteva ai contadini di prendersi qualche ora di libertà per salire in piazza a festeggiare insieme il carnevale. Si partiva, anche io ragazzo, a volte, con il camioncino di qualcuno a battere le colline ed era già la festa, il divertimento puro… Lavorare in proloco con lo stesso spirito e con le stesse intuizioni non è facile ma abbiamo il dovere di provarci perché senza quelle radici anche il futuro di una piccola associazione come la nostra rischia di essere indefinito. Ma noi, figli veri e ideali di quella bella gente lavoriamo insieme ormai da così tanti anni che abbiamo imparato a convivere con i difetti del gruppo, con le difficoltà, con qualche sconforto.

A pensare positivo ci aiutano i ragazzi che hanno voglia di darci più di una mano. Nella società della cura feroce del proprio orticello vedere ragazzi educati a pane nutella e rete (quella virtuale di internet) impegnarsi in Proloco ( e in tante altre iniziative di solidarietà) è confortante. Uno stimolo, il migliore, per andare avanti innovando, perché Calosso, oggi come quarant’anni fa ha qualcosa di speciale…

Calosso Village

 

Calosso Village nasce come portale di condivisione e di unione di tutte le associazioni di Calosso per promuovere il proprio territorio, i suoi prodotti e i suoi tesori......non finiremo di stupirvi.

Leggi tutto

 

 

 

Cookie Policy

Privacy Policy