Crevacuore

BRICCO CREAVACUORE, punto panoramico che racconta storie del passato…

In cima alle alte colline tra Monferrato e Langhe, Calosso è immerso in un ambiente naturalistico e paesaggistico incantevole tra vigneti pregiati. Splendido il punto panoramico di Bric Crevacuore.

Salendo verso il centro di Calosso dalla strada principale, viale Partigiani, poco prima di arrivare in piazza Sant’Alessandro,  un piccolo cartello indica la strada verso il Punto Panoramico di Bricco Crevacuore. Bisogna girare a sinistra e poi tenere nuovamente la sinistra, lasciandosi alle spalle il borgo. Ci si allontana dal centro di Calosso restando sul crinale della collina per quasi due chilometri. Seguendo le indicazioni, si arriva infine ad un bricco, una collinetta su cui si può salire da una scalinata realizzata con traversine di legno. Dalla cima del bricco si può ammirare un panorama meraviglioso: la vista è sui Paesaggi Vitivinicoli riconosciuti come Patrimonio dell’Umanità dell’Unesco. Calosso rientra nella core zone di “Canelli e l’Asti Spumante”, siamo nel cuore della produzione di spumante, circondati da vigneti prevalentemente di Moscato bianco. (Ma Calosso è conosciuto anche per altri vini… di questo ve ne parlerò in un altro articolo!).

Questo luogo racconta di storie del passato. Infatti, in cima alla collinetta è stata di recente edificata una torre in commemorazione del partigiano Corrado Bianco, detto “Il Barbarossa”, di Costigliole d’Asti, (a cui è dedicato il lungo viale alberato del suo paese), ucciso proprio qui a 24 anni durante la seconda Guerra Mondiale., il 15 dicembre 1944. Nella piccola torre si può entrare e, con una breve scala a chiocciola di ferro, si può salire e affacciarsi per godersi il panorama ancora da più in su.

Ma non è tutto. Dove adesso c’è questa torre, c’era una volta, a Bricco Crevacuore, un castello. Stiamo parlando di una volta, ma proprio tanto tempo fa, se si considera che già chi si occupava di storia nell’800, come Gian Secondo De Canis, raccontava di resti di mattoni che probabilmente erano appartenuti al castello di Crevacuore: come racconta il calossese Piero Bussi nel libro “Gente di Calosso”, il castello risulta in carte del Comune di Calosso nel 1600. Una, datata 22 dicembre 1635, lo cita specificamente.

Oltre alle carte comunali che lo citano proprio, sono stati diversi i ritrovamenti di mattoni e anche pezzi di ferro durante gli scassi della sommità di Bricco Crevacuore, l’ultimo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Piero Bussi, a pagina 42, racconta anche che nei pressi del bricco c’è un vigneto, “chiamato “La Casaccia” dove fino a cinquant’anni fa esistevano due grosse pile di mattoni che ne delimitavano l’accesso. I vecchi raccontavano che il nome Casaccia derivasse da una grande casa o palazzo o meglio un castello”.  E poi ancora, fu ritrovato un pozzo molto profondo, di 26 metri, tipico dei castelli e non una normale cisterna da vigneto. Che Crevacuore, nel ‘600, avesse perfino più importanza del borgo stesso di Calosso, è pure testimoniato da una cartina del 1650, anche questa riportata da Bussi, dove è citato “Crevajor” e non Calosso!